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EPISODIO 2 – IL VORTICE DEL DOLORE

Il mondo interiore durante il processo di diagnosi

Quando una persona viene invalidata, nei suoi racconti, nelle sue emozioni, nei suoi report di dolore, nei suoi pensieri o nei bisogni che sta portando, le si sta comunicando che tutto ciò non vale il tempo, l’interesse e il rispetto dell’interlocutore. Dalla letteratura scientifica sappiamo che generalmente i medici e i sanitari hanno la tendenza a sottostimare i report di dolore delle persone di genere femminile e che nello specifico le persone che riportano dolore pelvico non vengono credute e vengono invalidate. Immaginatevi che mediamente l’interlocutore che invalida le esperienze di dolore e tutti gli annessi emotivi è appunto un medico o professionista sanitario, ovvero la figura dalla quale ci si aspetta maggiormente aiuto per capire di che cosa si tratti e ricevere una cura. Immaginatevi anche che l’alternativa all’essere invalidate mediamente è l’avere davanti un professionista che comunque non sa dare un’interpretazione ai sintomi che la persona riporta, lasciando la persona in balìa di pensieri catastrofici e confusi che oscillano tra l’immaginarsi irreversibilmente danneggiata e il credere che forse hanno ragione i medici che suggeriscono che il dolore sia “psicosomatico”. Ma non finisce qua: le sfere che maggiormente vengono giudicate dai sanitari, e dalla società tutta, quando si tratta di dolore pelvico sono quella sessuale e affettiva. Le persone ricevono infatti giudizi riguardo la loro sessualità e le relazioni sessuo-affettive presenti nelle loro vite, come se il piano morale e il piano del dolore fisico potessero fondersi, ovviamente sempre in un’ottica che esclude le persone di genere femminile dalla possibilità di autodeterminarsi sessualmente e romanticamente. 

Ed ecco come “sentirsi fuori dal mondo”, isolate, sia uno stato d’animo davvero comune. E come emozioni di tristezza, ingiustizia percepita e rabbia siano all’ordine del giorno e inducano ad essere sempre col pensiero focalizzato al dolore e alla parte del corpo “incriminata”. Della lunghezza del processo per arrivare alla diagnosi (anni!) e delle reiterate invalidazioni subite dalle persone con dolore pelvico fortunatamente ormai si parla spesso. 

Meno si parla invece di che cosa succede all’interno, nel mondo emotivo di una persona con vulvodinia che attraversa il viaggio per la diagnosi, e soprattutto di quale impatto questo abbia nella vita delle persone e sul dolore stesso. Per parlare di ciò ho invitato la Dott.ssa Ilaria Telazzi, psicologa e dottoranda in psicologia che svolge attività di ricerca all’università Cattolica di Milano nell’ambito delle emozioni. Capire come funziona il vortice del dolore è infatti il primo passo per riprendersi in mano le proprie vite.